Frequently Asked Questions

DOMANDE PIU’ FREQUENTI SULLA REGOLAZIONE DELL’ASSETTO E LA STABILIZZAZIONE DEGLI YACHT


1) Che differenza c’è tra regolazione dell’assetto e stabilizzazione?

La regolazione dell’assetto serve a ottimizzare la posizione della barca sull’acqua, cioè come questa “naviga” in senso longitudinale e trasversale. L’obiettivo è migliorare prestazioni, consumi e visibilità: una barca ben assettata naviga con maggior accelerazione e con minore resistenza.
La stabilizzazione, invece, ha lo scopo di contrastare i movimenti oscillatori indesiderati generati dalle onde — in particolare il rollio (inclinazione oscillatoria laterale) e, in certi casi, anche il beccheggio (oscillazione su e giù). È ciò che rende la barca dinamicamente più stabile e confortevole, sia in navigazione sia all’ancora.
In sintesi: la regolazione dell’assetto “fa navigare meglio la barca”, la stabilizzazione “fa stare meglio le persone a bordo ”.
Le due funzioni, quando integrate, offrono il massimo in termini di comfort, sicurezza e rendimento.


2) Come funzionano gli interceptors?

Gli interceptors sono lame verticali installate sullo specchio di poppa che, muovendosi rapidamente su e giù millimetricamente, modificando la pressione sotto lo scafo quando la barca e’ in velocita’.
Questo permette di regolare in tempo reale l’assetto longitudinale e trasversale della barca, migliorando accelerazione, velocità, consumi e visibilità durante la navigazione.
Quando vengono abbassati, aumentano la portanza nella zona poppiera, facendo abbassare la prua; quando si ritraggono, accade l’opposto.
Agendo in modo coordinato tra loro, gli interceptors contribuiscono significativamente a mantenere la barca assettata, compensando automaticamente carichi, vento laterale e variazioni di velocità.
Rispetto ai tradizionali flap, sono più rapidi, più precisi e meno invasivi.
Inoltre, quando integrati con SW per le funzioni di stabilizzazione, permettono un controllo ancora più completo dei movimenti della barca non solo dell’assetto, ma anche del beccheggio e del rollio.
in pratica disporre di un impianto di Interceptors con tutte le funzioni opzionali e’ come introdurre un sistema di ammortizzatori tra la barca e il mare sconnesso.


3) Gli interceptors possono creare una resistenza all’avanzamento che rallenti la barca?

In condizioni normali, no. Gli interceptors sono progettati proprio per migliorare l’efficienza idrodinamica della barca, non per ridurla.
La loro lama si muove millimetricamente e agisce in modo estremamente rapido e solo quando necessario: questo è sufficiente per variare la pressione dell’acqua e correggere l’assetto, senza generare un vero “attrito” aggiuntivo sullo scafo.
Anzi, mantenendo la barca in assetto corretto — quindi con la carena nella posizione più favorevole rispetto al flusso d’acqua — gli interceptors riducano la resistenza complessiva e permettono di navigare più “puliti”, con consumi minori e maggiore comfort.
Solo se venissero azionati in modo improprio ovvero quando la barca ha già raggiunto naturalmente un suo corretto angolo di incidenza (trim) ad una determinata velocità, potrebbero introdurre una minima resistenza, ma si tratta di situazioni accidentali: i sistemi moderni lavorano in modo automatico e continuo, mantenendo sempre la massima efficienza idrodinamica.


4) Che differenza c’è tra flaps ed interceptors?

Entrambi servono a regolare l’assetto della barca, ma lo fanno con principi e modalità simili ma efficacia ed efficienza diversi.
I flaps sono superfici mobili orizzontali fissate allo specchio di poppa che si inclinano nell’acqua, come “deflettori”, per aumentare la portanza nella parte posteriore dello scafo. Sono efficaci solo nella regolazione dell’assetto essendo piu’ lenti e generano una maggiore resistenza idrodinamica, soprattutto se molto estesi o inclinati.
Gli interceptors, invece, agiscono con un movimento verticale millimetrico: una lama scende rapidamente e modifica la pressione dinamica dell’acqua sotto la carena. Il risultato è simile a quello di un flap, ma ottenuto con meno resistenza e tempi di reazione molto più rapidi.
In sintesi:
i flaps riescono solo a regolare l’assetto e con controllo manuale, lo fanno spostando fisicamente molta acqua e reagiscono più lentamente;
gli interceptors oltre a regolare l’assetto in modo automatico riescono anche a stabilizzare dinamicamente la barca grazie ad una azione più intelligente e precisa, ottimizzando consumi e comfort senza penalizzare la velocità.
Per questo, oggi gli interceptors rappresentano l’evoluzione naturale dei tradizionali flaps.


5) Quale sistema è più efficace nello stabilizzare uno yacht a Zero Speed tra impianti pinne o giroscopi?

A barca ferma, entrambi i sistemi possono offrire un ottimo livello di stabilizzazione: la differenza non sta tanto nella tecnologia, quanto nel corretto dimensionamento rispetto alla barca.
Le pinne agiscono grazie alla loro superficie immersa spostando in modo impulsivo masse d’acqua, e generando così una coppia raddrizzante. Quando sono ben dimensionate (in base al dislocamento e all’altezza metacentrica), riescono a contrastare efficacemente il rollio anche a barca ferma.
I giroscopi, invece, sfruttano l’energia di un pesante volano in veloce rotazione per generare la stessa coppia antirollio. Sono efficaci quasi esclusivamente a barca ferma e non hanno parti esterne immerse, ma non aumentano la loro efficacia con la velocità di navigazione.
In sintesi:
a Zero Speed, entrambe le tecnologie funzionano bene se correttamente dimensionate;
in navigazione, le pinne incrementano esponenzialmente la loro efficacia con la velocità, mentre i giroscopi non beneficiano di questo vantaggio dinamico;
la scelta ideale dipende quindi dalle abitudini d’uso e dal tipo di barca, non dal principio tecnico.


6) Quale tecnologia tra impianto pinne e sistema giroscopico stabilizza meglio a zero speed?


Contrariamente a quanto si tenda e pensare l’efficacia della stabilizzazione a Zero Speed NON dipende tanto dalla TECNOLOGIA usata, che sia essa data da un impianto pinne o un sistema giroscopico. Dipende invece FORTEMENTE dal corretto DIMENSIONAMENTO che tale impianto o sistema deve avere rispetto alla barca sulla quale sarà installato.
I parametri della barca più importanti su cui calcolare la taglia sono dimensionali/ ponderali. In particolare il dislocamento (assimilabile al peso) e l’altezza metacentrica. Quest’ultima dimensione è un po’ più complessa da descrivere, ma semplificando è assimilabile alla distanza tra:

  • il baricentro, la cui posizione dipende dalla distribuzione della massa sullo scafo, e su cui grava la forza di gravità e
  • il centro di spinta dello scafo, la cui posizione dipende dalla forma della carena e su cui si concentra la spinta di galleggiamento detta anche di Archimede.
    Ne consegue che l’efficacia di stabilizzazione è data da diversi parametri a seconda della tecnologia considerata.

1) il sistema a pinne
con barca ferma (a zero speed) deve avere:
una superficie pinna tale da intercettare sufficiente massa d’acqua e
un motore elettrico di grande spunto per spostarla il più “impulsivamente” possibile (accelerazione),
infatti in fisica vale che (Forza = massa x accelerazione),
La forza così generata, grazie al braccio di leva determinato dalla distanza tra pinna e centro di rotazione del rollio barca, determina una coppia raddrizzante lo scafo. Una centralina comanda e controlla attivamente che la coppia sia espressa già all’insorgere del rollio per evitare che l’inerzia della barca prenda il sopravvento. Le pinne ruotano con ampiezze importanti (fino a +/-60°) in tale situazione.

2) il sistema giroscopico
è un volano speciale, nel senso che oltre che a girare ad alta velocità attorno al proprio asse, ha l’ulteriore grado di libertà di poter ruotare attorno ad un secondo asse perpendicolare al primo e detto di “precessione”. Un po’ come la ruota di una bicicletta, che oltre a girare attorno al proprio perno, può ruotare anche attorno al canotto di sterzo.
Il giroscopio si dimensiona dal connubio di Massa del volano e Velocità di rotazione dello stesso.
Coppia raddrizzante = Momento inerzia volano X Vel. rotaz. volano X Vel. precessione)
La combinazione di questi valori si traduce in un risultato sintetizzabile in coppia raddrizzante e momento angolare che caratterizzano la capacità di stabilizzazione del giroscopio e costituiscono quindi i valori di targa del macchinario. Un po’ come coppia e potenza sono i valori di targa di un motore. Questo dati di targa permettono di paragonare facilmente tra loro varie taglie di giroscopi anche tra diverse marche.

7) Cosa è un sistema ibrido di stabilizzazione per yacht ?

Un sistema di stabilizzazione “ibrido” combina due tecnologie diverse, solitamente pinne attive e giroscopi, per sfruttare i punti di forza di entrambe.

In pratica:

Il giroscopio lavora in modo molto efficace a barca ferma (Zero Speed), perché genera una coppia raddrizzante indipendente dal movimento dell’acqua.

Le pinne, invece, aumentano la loro efficacia con la velocità di navigazione, poiché sfruttano il flusso d’acqua sotto lo scafo per contrastare il rollio e anche il beccheggio.

Unendo le due tecnologie, si ottiene una stabilizzazione continua e progressiva: il giroscopio garantisce una buona stabilità all’ancora, dove ai picchi di rollio si aggiunge la contro azione data dalle pinne, che poi sono le sole a continuare a funzionare non appena la barca inizia a muoversi.

Questo approccio, più comune su yacht oltre i 90 piedi, permette un comfort superiore in ogni condizione impiegando un solo giroscopio e una sola coppia di pinne piuttosto che molteplici giroscopi o più coppie di pinne.
In sintesi:
Lo stabilizzatore ibrido unisce la forza “interna” del giroscopio e quella “dinamica” delle pinne per offrire stabilità totale, sia all’ancora che in navigazione.


8) Come funziona un impianto di stabilizzazione mediante pinne?

Un sistema di stabilizzazione a pinne utilizza due superfici immerse, installate ai lati dello scafo, che a barca ferma ruotano rapidamente per contrastare il rollio della barca.

Quando la barca tende a inclinarsi da un lato, la centralina elettronica rileva il movimento e comanda alle pinne di generare una spinta opposta, creando una coppia che raddrizza lo scafo.

Questo avviene in modo automatico e continuo.,
In navigazione, le pinne sfruttano il flusso d’acqua sotto la carena: anche minimi angoli di movimento producono una grande coppia stabilizzante.

A Zero Speed, le pinne si muovono con ampiezze maggiori per spostare masse d’acqua e mantenere la barca ferma e stabile.
I sistemi moderni sono elettrici a 24V, silenziosi e a basso consumo, e possono integrarsi con gli interceptors per gestire in condizioni dinamiche rollio, beccheggio e assetto.

In sintesi:
Le pinne stabilizzatrici agiscono come “ali immerse” che reagiscono istantaneamente ai movimenti dello scafo, rendendo la barca più stabile, confortevole e sicura in ogni condizione.